LA CAPPELLA DEI PAZZI
Attualmente il dipinto copre circa il 50% della superficie della cupola a causa di una caduta d’ intonaco avvenuta nei secoli scorsi, che ha causato la perdita di una parte del soggetto raffigurato. “Il restauro è stato finalizzato ad un intervento di natura conservativa e di rilettura – spiega Brunella Teodori della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze – attraverso un puntuale restauro dei preziosi frammenti pittorici riemersi che hanno evidenziato anche la presenza di numerosi ‘pentimenti’, confermando l’idea di un progetto iniziale affinato sul posto con la consulenza di un astronomo, quindi di un cielo astronomicamente definito per indicare una data certa, che la committenza voleva evidenziare“.
La visione della superficie dipinta attraverso la proiezione di luce ultravioletta ha confermato la presenza di vastissime ridipinture e le indagini – attraverso la microanalisi e la spettroscopia Raman eseguita su campioni prelevati dai ridottissimi frammenti di materia originale – hanno permesso di individuare e caratterizzare chimicamente i pigmenti e i materiali costituenti la pittura.
IL RESTAURO DELLA CAPPELLA DEI PAZZI
Il restauro ha cercato di recuperare tutti gli elementi originali presenti attraverso la pulitura della superficie pittorica, eseguita con resine a scambio ionico, il consolidamento e protezione delle frammentarie zone di pittura originale e un restauro pittorico che restituisse un minimo di leggibilità alla porzione di cielo ancora esistente. Il fondo, originariamente in azzurrite, è stato integrato con una stesura del medesimo prezioso pigmento applicato a tratteggio, mantenendo una intensità del colore molto inferiore rispetto alla stesura originale.
La realizzazione di questo intervento estetico ha permesso di distinguere dal fondo le figure che sono adesso visibili con tutte le loro incertezze, date dai ripensamenti e dalle mancanza delle rifiniture, pero’ chiaramente leggibili. Anche le zone in oro, ricostruibili per la presenza di frammenti originali, sono state reintegrate a tratteggio con oro a conchiglia nell’ intento di restituire, anche se solo parzialmente, un significato fondamentale della pittura: la rappresentazione astronomica.
“Un restauro – afferma la presidente dell’ Opera di Santa Croce, Stefania Fuscagni – che è un’occasione straordinaria di recupero di significati, oggi dispersi, della storia di questi luoghi: negli anni vicini al Concilio di Firenze, il sodalizio tra le grandi famiglie Medici e Pazzi riappare con la scelta di queste raffigurazioni della sfera celeste, tutt’ora misteriose nel loro riferimento esatto ad un preciso giorno del Quattrocento“.
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