Natale in Norvegia, alla scoperta di Babbo Natale

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Babbo Natale nel Telemark, regione norvegese ricca di montagne, altopiani, foreste e laghi, ha una lunga barba bianca e un berretto rosso con pon pon, indossa una giacca di lana e pantaloni alla zuava e si chiama Julenisse. Jul in norvegese significa Natale, anzi è la parola che indica la festa pagana del solstizio d’inverno, che nell’Alto Medioevo re Håkon Adelsteinfostre fece coincidere con la nascita di Gesù. Nisser è la parola usata per definire i folletti del bosco e gli spiriti degli antenati che proteggono da sempre la casa e il raccolto. Julenisse, dunque, è il buon folletto del Natale, colui al quale, secondo la tradizione, ogni famiglia norvegese deve lasciare durante la notte della vigilia un letto a disposizione e la tavola apparecchiata con crema di farina e birra.

Alla scoperta delle terre di Babbo Natale
E’ una cerimonia rituale di buon auspicio, un’offerta pagana di rispetto e amore che coinvolge ogni abitante della contea di Telemark, da Skien, la città principale che sorge a sud, a Rauland, il borgo che a nord del distretto più degli altri ha mantenuto vivi costumi e tradizioni. Festeggiare il Natale in questo distretto montagnoso e contadino non lontano da Oslo significa fare un viaggio nelle tradizioni, nel folclore e nelle antiche usanze, che si colgono subito nel paesaggio agricolo con decine di fattorie funzionanti, nelle feste come il Natale con i rituali antichi, nel cibo con il recupero di vecchie ricette e persino negli sport con la rivalutazione dell’antica sciata “alla Telemark”, nata nel paesino di Morgedal (www.morgedal.com) a metà dell’Ottocento.

La tecnica del Telemark
Qui lo sciatore Sondre Norheim, durante le gare più rischiose, cominciò a scendere i pendii scivolando a valle a tallone libero, quasi come se danzasse. Nacque così una tecnica nuova e affascinante che venne riscoperta poi negli anni Novanta e che differisce dal tradizionale sci alpino sia nello stile sia per l’attrezzatura usata. Segue norme tradizionali anche la costruzione delle fattorie, che in tutta la contea sono costituite da diversi edifici quadrati con una corte interna e con una grande dispensa sopraelevata per evitare il contatto con l’acqua. La struttura è in legno con balconi a galleria e il tetto è ricoperto da zolle d’erba; al piano terra c’è il camino, intorno al quale ci si ritrova, e al primo piano, con dipinti alle pareti, ci sono i letti. A Rauland sorge la fattoria più antica della regione, Djuvland Fjellgård (www.mamut.net/djuvland), costruita tra il Cinquecento e il 1742 e che oggi è stata trasformata in albergo: qui è possibile dormire in camere da letto arredate con mobili rustici dell’Ottocento e rivivere antiche e semplici atmosfere.

Le specialità del pranzo di Natale
Ma la tradizione più autentica spetta al pranzo di Natale: aringhe con decine di salse, salmone affumicato con foglie d’aneto, trote salmonate marinate, baccalà e lutefisk, lo stoccafisso norvegese, bollito e servito con grasso di maiale, patate lesse e mostarda. Ci sono anche le salsicce, le polpette di carne di renna e l’arrosto di maiale, accompagnati da mirtilli e lamponi artici, oltre a tantissimi tipi di formaggio. Tra i dolci spiccano biscotti alla melassa, alla panna e all’avena, cialde e il kransekake, formato da ciambelle sovrapposte di panpepato con mandorle e glassa, che si prepara all’Avvento e si mangia nel giorno dell’Epifania. Il tutto è annaffiato di birra e aquavite, un distillato a base di patate. E’ lo julelunch, il pranzo tradizionale di Natale che si consuma nelle famiglie o nei ristoranti – in questo caso si chiama julebord – dove viene ricreata la stessa atmosfera che si ritrova nelle case di Telemark. Anche i preparativi del Natale hanno un fascino d’altri tempi e rituali artigianali: in famiglia si preparano gli addobbi per la tavola, le pigne e i cuori di stoffa da appendere all’albero e si fa la cera per le candele, mentre nelle fattorie si macellano le bestie, le cui carni devono bastare un anno intero.

La vigilia di Natale
Le candele si lasciano accese, come allora, alle finestre mentre sulle porte si appendono corone di pasta di sale o di pasta colorata, decorate con frutti e fiori. Sempre seguendo la tradizione si lascia sull’uscio un fascio di spighe che gli uccelli becchettano: è di buon auspicio se lo fanno cinguettando. Anche per l’albero, addobbato durante l’Avvento ma acceso solo la vigilia, ci sono delle regole da seguire: deve essere un abete, tagliato di fresco e deve avere un buon profumo. Tutto viene fatto in casa come un tempo, quando l’isolamento della contea, ricca di montagne, era considerevole e l’autosufficienza era essenziale per la sopravvivenza. Non è un caso che il Telemark venga chiamato “la contea culturale”: villaggi tradizionali, musei, chiese e una grande varietà di mostre regalano ai visitatori tante esperienze e opportunità di visite. In particolare il giorno della vigilia, dalle ore 17, le campane di tutte le chiese di ogni villaggio del Telemark danno inizio alla festa, mentre la gente affolla le chiese recando in mano una candela accesa. Durante le settimane dell’Avvento, nelle principali chiese e nei più bei palazzi si organizzano concerti natalizi: il più emozionante è quello che si svolge nella chiesa di Rauland, vicino al lago di Totak, perché le note si diffondono tra le alte navate, tra preziosi crocefissi fiamminghi e decorazioni norvegesi creando un’atmosfera intima e spirituale. Dopo il concerto la gente si riversa nei locali a bere birra mentre il cielo non smette di fioccare.

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