Saint Moritz, la regina della Settimana bianca

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 Elegante, aristocratica, esclusiva, distaccata. Eppure, amata in tutto il mondo. E’ St. Moritz, la località montana più famosa al mondo che anche a dieci gradi sotto zero – temperatura media dell’inverno delle Alpi svizzere dei Grigioni – regala un mondo incantato fatto di feste spumeggianti e storie d’altri tempi. Un rifugio dorato, un mito che si rinnova ogni anno. Alle pendici del Piz Nair il borgo sembra un delizioso presepe bianco, lucente e gelato. La neve ricopre ogni cosa, cancellandone i contorni: pendii, prati, strade, alberi, insegne. I tetti delle case fumano e le luci alle finestre regalano un’atmosfera ancor più suggestiva. Il lago è ormai completamente ghiacciato, le montagne ricoperte di neve danno la sensazione di proteggere il borgo dal gelo e i sentieri immacolati fanno venir voglia di scivolarci sopra, di sciare fino a valle. Uno scampanellio anticipa l’arrivo di una slitta trainata da cavalli, che galoppano tra gli alberi sollevando le neve ghiacciata.

I cavalli nel destino di St. Moritz
Furono proprio i cavalli, importati a fine secolo dagli inglesi, a segnare il destino di St. Moritz: adoperati nelle gare sportive e nelle passeggiate romantiche tra la neve, hanno cambiato le abitudini dei frequentatori del borgo svizzero, perché nessun motore poteva disturbare il suo silenzio.
La fortuna di St. Moritz, Das Dorf, semplice borgo di montagna con vicoletti e un campanile storto, cominciò nel 1864, quando arrivarono i primi sciatori che la scelsero per le sue belle e alte montagne, piene di divertimento. Prima di allora era frequentata solo d’estate per le terme che sorgevano sulle sponde del lago. Poi arrivò il signor Johannes Badrutt che trasformò una casa in una locanda di dodici stanze e che chiamò hotel Kulm (oggi albergo di lusso). Lo fece costruire sul punto più alto del villaggio, il Kulm appunto, dove si trovava un sasso d’epoca druida; un luogo fortunato, come lo fu la sua carriera. Badrutt introdusse nel borgo l’elettricità e il telefono, creò il primo treno delle Alpi, migliorò le strutture sciistiche e invitò alcuni amici inglesi, frequentatori estivi delle terme, a trascorrere il Natale del 1864 a St. Moritz. Li ospitò gratuitamente per dimostrare loro quanti divertimenti aveva il borgo anche d’inverno.

Il mito di St. Moritz
Agli amici, nobili, imprenditori, scrittori e finanzieri, piacque tantissimo al punto che vi ritornarono tutti gli inverni successivi. L’albergatore girò l’Europa e raccolse nei suoi viaggi opere d’arte, mobili e quadri d’epoca che portò a St. Moritz in un secondo albergo, l’hotel Palace, costruito nel 1896. Le camere erano sempre prenotate e gli ospiti cominciarono ad affollare le avveniristiche piste da sci di giorno e il Café Kulm di sera. Era nato il mito di St. Moritz.

Dall’erba al ghiaccio
I nobili ospiti inglesi portarono con sé i propri sport preferiti, polo e cricket, e fecero sul ghiaccio quello che in patria facevano sull’erba, attrezzando gli zoccoli dei cavalli con chiodi e con uno strato di gomma. Dal 1906 nacquero club sportivi, si organizzarono tornei e gare ufficiali di polo e di cricket sul lago ghiacciato e si inventarono nuovi sport, come il curling, il gioco delle bocce sul ghiaccio, e lo skikjšring, di provenienza scandinava, dove uno sciatore veniva trascinato dai cavalli al galoppo tramite lunghe briglie.
I frequentatori di St. Moritz che arrivavano dall’America, invece, portarono con sé lo slittino per lanciarlo sui pendii svizzeri e, in particolare, sulla pista ghiacciata che da St. Moritz arriva a Celerina, facendo nascere il moderno skeleton: su slittini in ferro di oltre sessanta chili, gli atleti si sdraiavano con il viso a pochi centimetri dalla neve, correndo a più di cento chilometri all’ora. I campioni, poi, si riunirono in un circolo, il Tobagganing Club, sulla pista di Cresta Run.

Gli sciatori
Intanto sciatori da tutto il mondo cominciarono ad apprezzare le lunghe e ripide piste che correvano a valle, fino al borgo. Sempre più gente, soprattutto gli esponenti dell’alta finanza ebraica, uomini ricchi e rampolli di nobili famiglie amavano frequentare gli alberghi di lusso, le strade del centro, le ville del Suvretta, la collina dei miliardari, e si ritrovano tra loro in pochi, selezionati ed esclusivi club. I loro comportamenti, le loro feste, i loro incontri destarono l’interesse delle cronache rosa e dettarono le nuove mode. Presto St Moritz divenne simbolo di lusso, di esibizione, di divertimento. Ancora oggi la gente frequenta il borgo per le sue interminabili piste di sci dei quattro comprensori sciistici; frequentano la storica pasticceria Hanselmann, di fronte al Municipio, dove si acquista il miglior pane grigio della Svizzera; pranzano al ristorante Chasellas sulla cima della Suvretta, a 1936 metri d’altezza, dove si assapora la torta di noci con panna. E, ancora, alloggiano al Badrutt’s Palace hotel, al Kulm, e di sera si ritrovano alla discoteca King’s. Sono loro adesso che si divertono frequentando quei luoghi leggendari, passeggiando lungo la via Maistra e che continuano ad amare quel lucente palcoscenico fatto di corse di cavalli, di tornei di polo e di cricket sulla neve, di corse di levrieri e di sci di fondo e che hanno saputo mantenere in vita il sogno di St. Moritz.

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