La fiera del bue grasso nelle Langhe compie cent’anni

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Compie 100 anni la Fiera del bue grasso di Carrù (Cuneo), nelle Langhe, un defilé di esemplari di razza bovina piemontese, dal bianco manto e occhi, sopracciglia e lingua nera, che arrivano a sfiorare i 1300 Kg. ‘’La fiera è ogni anno un bagno di vera piemontesità, bella da vivere per lo spettacolo variegato che ha per protagonista il popolo di Langa’’ ha sottolineato il presidente onorario di Slow Food Carlo Petrini, che ha partecipato alla nuova disfida tra il bue grasso di Carrù e la chianina toscana. Due razze simili, precisa il macellaio di Farigliano Giammarco Taricco, come ha dimostrato la ricerca genetica, che si sono sfidate alla prova della costata, con l’antica macelleria Falorni (www.falorni.it) di Greve in Chianti.

La fiera del bue grasso
La foto d’insieme sembra quella di un confronto tra una squadra di rugbisti rispetto a giocatori di calcio, qui essere pesi massimi vale, così come il pelo lucido, la forma della muscolatura paragonabile a chi fa body building, l’altezza con le gambe fini. Come tante miss sfilano i buoi e attirano dall’alba al tramonto turisti, allevatori per il borsino del bestiame classificato tra tori, manze, buoi migliorati, e vitelli in 15 categorie diverse, ma soprattutto buongustai, che hanno prenotato – ed è pienone – fin da settembre un posto nelle osterie di Carrù, Dogliani, e Farigliano, o nei rinomati ristoranti stellati, come la Locanda del Borgo Antico dello chef Massimo Camia, tra Barolo e Monforte, e ora con nuova dependance a Limone Piemonte. Dietro le insegne, fin dalle otto del mattino si ordina il bollito in sette pezzi, alla piemontese, un monumento nel vassoio che comprende testina, lingua, coda, caramella, muscolo, punta di petto, e collo del bue castrato, e magari un po’ di gallina e cotechino.

Gastronomia tipica delle Langhe
Tutto esaurito all’Osteria del Borgo (www.osteriaborgo.it) che serve minestrone di trippa, bagna cauda, bollito misto, la salsiccia di Bra, l’unica autorizzata, con decreto regio, alla fornitura della Comunità ebraica perche’ al 100% di carne bovina. Un menu poco light, non da signorine, ma che sembra funzionare. Una tazza di brodo ristora infatti dal freddo invernale, non a caso è il piatto della vigilia di Natale che accoglie dopo la Santa Messa, ma cuore e spirito trovano piacere nei bicchieri di rosso Dogliani Docg. Che può essere degustato in tutte le sue diverse espressioni alla Bottega del vino di Dogliani, associazione che, sotto la presidenza del produttore Orlando Peccherino, raccoglie 45 produttori di dolcetto, che tra i rinomati vitigni piemontesi è il più difficile da domare e vinificare.

Il Podere Luigi Einaudi
Tanti giovani e piccoli allevatori, ma anche un’azienda che ha fatto la storia d’Italia, e ne ha segnato autorevolmente anche l’editoria, e più recentemente la musica. Si tratta di Podere Luigi Einaudi (www.poderieinaudi.com), cantina e resort di Dogliani rilanciata negli ultimi anni, sotto la guida di Matteo Sardagna e dell’enologo Lorenzo Raimondi, per una produzione vinicola di 250 mila bottiglie, tra il Dolcetto che tradizionalmente rappresenta la fetta più importante e un Barolo, recentemente premiato dalla guida Wine Enthusiast per il miglior rapporto Qualità/prezzo.