Shopping a Londra per i saldi, tra temperature polari e sciopero dei mezzi

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 Un fiume di persone lungo i marciapiedi, code per entrare nei grandi magazzini, file per i camerini e interminabili attese alla cassa, tutto in nome di sconti che già il giorno dopo Natale erano del 50%. Benvenuti nel ‘girone dello shopping’, i saldi di fine anno a Londra che nella loro prima giornata, a Santo Stefano (nel Regno Unito ‘Boxing Day’) si sono rivelati più infernali che mai, complici il freddo polare e uno sciagurato sciopero della metropolitana che ha costretto mezzo milione di persone a raggiungere il centro della città in macchina, o stipato all’inverosimile sugli autobus.

Tutti pazzi per i saldi
Sotto le decorazioni luminose di Oxford Street camminava mezzo mondo: famiglie indiane con tanto di passeggino nella bolgia, italiani e spagnoli dall’aria esausta o smarrita, una coppietta greca sovrastata dai pacchi e turisti americani che non avevano ancora perso la voglia di ridere. E anche qualche inglese. Tutti in cerca di vestiti o gadget elettronici superscontati, di un regalo di Natale in ritardo da fare a sé stessi con la scusa di aver fatto un ‘affare’. Fin dalle prime ore del mattino di ieri i grandi magazzini sono stati presi d’assalto: in decine hanno aspettato davanti all’ingresso di Selfridges a Oxford Street, nel gelo di una notte in cui la colonna di mercurio è scesa fino a -4. Ma quando finalmente alle 10 di mattina si sono aperte le porte, il freddo era un ricordo lontano, tanta era la contentezza di correre per primi al piano prescelto, ad agguantare il giaccone o la maglietta adocchiata una settimana prima. Alle 13, il negozio aveva già calcolato un’affluenza di 70.000 persone.

A botte per l’ultimo giaccone
Anche nel pomeriggio, chi entra da Selfridges non ne esce prima di qualche ora. Due italiani, Fernando e Donatella, prima volta a Londra, ci son rimasti circa tre ore e mezza (quattro, dice lui, alzando gli occhi al cielo). Un’esperienza, dicono, estenuante ma tuttavia unica che li ha ripagati degli sforzi e della spesa fatta. Tutti contenti, circondati dai loro pacchi gialli si allontanano. Altrove, pare ci siano state scene addirittura violente. Raccontano alcune ragazze inglesi ad un’affollatissima fermata dell’autobus, che da Primark ci si spintonava per l’ultimo giaccone. Situazioni come queste non sono tuttavia nuove, per intuirlo basta guardare i tanti addetti alla sicurezza ingaggiati per l’occasione per pattugliare gli ingressi e i piani dei negozi, che si girano di scatto appena qualcuno alza la voce.

Gli scioperi dei mezzi
Gli unici senza ‘buttafuori’ sono i negozi di superlusso di Bond Street, molti fra l’altro ancora chiusi. Verso fine pomeriggio, parte l’assalto agli autobus: tutte le linee della metropolitana operano un servizio ridottissimo, pressoché inesistente a causa dello sciopero dei conducenti, che per lavorare a Santo Stefano volevano paga tripla e un giorno in più di ferie.
London Underground ha detto loro no, ha provato a bloccare lo sciopero rivolgendosi addirittura a un tribunale, ma niente da fare. Tutti in fila per l’autobus e poi fermi nel traffico, con tonnellate di pacchetti. Ma per tutti ne è valsa la pena. Oltre ai saldi da capogiro – decisi anche per rimediare ad un Natale finora piuttosto ‘freddino’ per i negozianti, in parte a causa della crisi, in parte per via del cattivo tempo – ad incoraggiare i consumatori a comprare a più non posso quest’anno è anche l’aumento dell’Iva dal 17,5% al 20% a partire da gennaio.

Fonte: Ansa

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