Carnevale romano, al Museo di Roma Palazzo Braschi fino al 5 aprile

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A Carnevale ogni dipinto vale. E proprio così, i luoghi, le maschere e lo spirito di questa festa antica rivivono nella mostra “Carnevale romano“, allestita al Museo di Roma Palazzo Braschi, fino al 5 aprile. Circa 90 opere, del Museo di Roma, del Museo in Trastevere e di collezioni private, saranno esposte insieme al prezioso abito scultura di Roberto Capucci, “Donna Gioiello”, appartenente al Museo Fortuny, che rappresenta idealmente il gemellaggio tra le città di Venezia e Roma, istituito in occasione del Carnevale 2010.

CARNEVALE ROMANO
Sono via del Corso e Piazza del Popolo le principali protagoniste della mostra, momento centrale dell’iniziativa dedicata dalla città al Carnevale Romano, promossa dal comune di Roma, assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – sovraintendenza ai Beni Culturali, commissione Cultura, a cura di Maria Elisa Tittoni, Federica Pirani e Simonetta Tozzi. Un’esposizione per “lasciare un segno e analizzare il nostro patrimonio culturale“, come l’ha presentata Federico Mollicone, presidente del comitato per il Carnevale. Un appuntamento fondamentale “per far capire, in una sorta di viaggio nel tempo, quello che rappresentava il Carnevale romano in una città come Roma. Una vera e propria festa comunitaria dove ogni classe sociale aveva diritto di residenza“.

UN VIAGGIO NELLE TRADIZIONI POPOLARI
Fino al 1870, nella Roma papalina il Carnevale è stato un appuntamento molto atteso dai romani e vissuto con grande partecipazione come il solo momento per dimenticare una vita dura, colma di miseria e privazioni. Celebrando questa festa, ha sottolineato Mollicone, la capitale diventa “una città che riscopre le proprie radici e che vuole, anche per il futuro, dimostrare che le tradizioni popolari, e l’arte che le ha immortalate, non sono il passato, bensì il futuro antico della città e delle città“.
Radici ed opere che sono “la nostra memoria vivente, che reinterpretata può portarci a un futuro migliore dove ci sono il rispetto e la conoscenza di tutta la comunità cittadina e dove – ha concluso Mollicone – attraverso la festa, si riporta il rito di una socialità diversa, più umana e sicuramente simbolica“. Dalle mascherate, agli appuntamenti immancabili delle corse dei berberi, alla festa finale dei “moccoletti”. Essere memoria di quel fantasioso e bizzarro momento della vita romana, facendo rivivere quegli avvenimenti festosi visti attraverso gli occhi di grandi artisti.

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