Cubanite: il fascino irresistibile di Cuba

di Redazione Commenta

E’ un termine curioso che fa pensare quasi ad una patologia ed, invece, niente di più sbagliato: si tratta davvero di tutt’altro. La Cubanite è la capacità che ha Cuba di ammaliare in particolare gli italiani e se credete di essere immuni a questo temporaneo innamoramento, provate ad organizzare un viaggio da queste parti e vedrete. Non solo la bellezza dei paesaggi, dei suoi colori accesi ma, per usare un luogo comune in ogni caso piuttosto valido, in loco va fortissimo “Bacco, Tabacco e Venere”. Cominciamo dal primo termine e il pensiero va subito non tanto al vino, quanto ai noti cocktail che da qui hanno letteralmente invaso il Belpaese. Ecco che le serate a tema nei pub, non fanno mai mancare ad esempio il mojito al daiquiri.  Vogliamo forse sorvolare sul Cuba Libre? Quest’ultimo continua ad essere tra i più richiesti nei bar della nostra penisola , ma in pochissimi ne conoscono l’origine.

Questo cocktail fu realizzato la prima volta per festeggiare appunto l’indipendenza cubana come dice la stessa parola dalla Spagna. Questa fu ottenuta dopo la guerra ispano-americana del 1898, grazie all’aiuto degli Stati Uniti. Si tratta di un mix tra rum e Coca Cola e non è casuale. In questo modo, infatti, si voleva celebrare simbolicamente la vicinanza tra i due Paesi, anche a livello di ingredienti.

Tutt’ora il Cuba Libre è molto consumato a l’Avana e la Coca Cola resta solo un ricordo perché è stata sostituita dalla TropiCola che è legata strettamente ai Paesi Latini. A Cuba, l’elemento peculiare comunque resta il sigaro che anche chi non fuma porta a casa come souvenir, dato la sua peculiarità assoluta. Del resto sono di nuovo entrati nel Guinnes dei Primati grazie a Jose Castelar che ne ha confezionato uno lungo quasi 82 metri utilizzando ben 90 chilogrammi di tabacco. Tutto, si intende, della migliore qualità. Venere, ancora, non è legata solo alla bellezza delle sue ragazze e al forte spirito musicale che le rende ancora più irresistibili ma, soprattutto, per l’isola che lascia senza parole soprattutto in alcuni suoi tratti.

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