Calabria: turismo che ritorna e giovani che se ne vanno

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Pietro Greco: «Mettere in grado le persone di rimanere o di tornare per restare. Meno burocrazia e più garanzie per imprese e investimenti»

Il 31 agosto, il Quotidiano del Sud intitolava «Turismo, il boom della Calabria. Ad agosto pieno ovunque e c’è chi ha già prenotato per il 2022»: numeri di un successo in tutta la Regione e una stagione prolungata a tutto il mese di settembre, grazie alle Bandiere Blu, all’enogastronomia e alla passione degli operatori del settore. Ma anche allarme emigrazione e spopolamento, a cominciare dai neo-laureati.

Ne parliamo con Pietro Greco, oggi imprenditore lametino, che – dopo anni di formazione e lavoro a Milano – ha deciso di tornare alla sua terra per rilanciare il turismo dell’Arte, della Cultura e del Bello.

Nonostante le difficoltà, stanno vincendo bellezza e tradizione?

Il periodo d’emergenza che ancora oggi viviamo ha portato numerose difficoltà che, in una terra come la nostra, hanno avuto un peso ancora maggiore. Ed è proprio dalla bellezza e dalla tradizione, come dici, che vogliamo e dobbiamo ripartire!

Abbiamo – per fortuna, aggiungerei – un patrimonio storico, naturale, artistico e culturale che ci permette di farlo nel migliore dei modi: sta a noi, tramite gli strumenti a nostra disposizione, saperlo valorizzare. Solo per dare un esempio, la Calabria ha una ricchezza ambientale e paesaggistica non indifferente, rappresentando la terza Regione in Italia dopo Abruzzo e Basilicata per estensione di parchi naturali dei quali tre nazionali di rilievo – Sila, Pollino e Aspromonte – e uno regionale, delle Serre. Non solo: l’Italia, oltre a concentrare il 60-75% di tutti i beni artistici esistenti in ogni Continente, detiene il record di siti inclusi dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità, e la Calabria ha uno degli indici più elevati in Italia per la presenza di siti culturali e naturali di fama internazionale, tanto da contare ben 6 siti di importanza storica, culturale e naturalistica più altri 5. In un Paese come questo, non si può non ripartire dalla bellezza – e non possiamo non farlo proprio noi, che nel mondo ne siamo gli ambasciatori.

Ripresa in una terra “complicata” – dagli investimenti all’occupazione, soprattutto giovanile: cosa significa, per chi lo fa?

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Calabria è sempre stata fanalino di coda nelle classifiche europee e nazionali – tant’è che un terzo delle imprese fatica a trovare personale altamente qualificato per il proprio organico. Paradossalmente, perché mentre la Calabria risulta agli ultimi posti in Europa per tasso di occupazione e in testa per numero di giovani in cerca di lavoro, la Regione ha ben tre Atenei che ogni anno formano nuovi professionisti. A questo si aggiungono anche i giovani calabresi che decidono di formarsi fuori Regione e di lavorare poi lontani dalla propria terra, a testimoniare la difficoltà dei neo-laureati di trovare un’occupazione sul proprio territorio in breve tempo.

Un incontro mancato, tra aziende che cercano e giovani che non trovano. Infatti, dai dati Eurostat emerge che la Calabria, seguita dalla Sicilia, è l’ultima Regione europea per capacità di offrire lavoro ai giovani laureati a 3 anni dal conseguimento del titolo: mentre, in media, nell’Unione Europea oltre 8 laureati su 10 (81,5%) trovano un lavoro a 3 anni dalla laurea, e mentre in Italia la percentuale sfiora il 60%, in Calabria questo tasso scende al 37,2% – decisamente distante dai dati europei.

La nostra è una Regione “complicata”, sì, a cominciare dalle infrastrutture. Per questo, con il mio progetto, vissuto anche come opportunità di creare occupazione e generare valore, cerco di dare una speranza a questa terra e ai giovani che scelgono di non andare via.

Cosa possono fare oggi legislazioni e amministrazioni per sostenere concretamente l’impegno dei Calabresi?

Mettere in grado le persone di rimanere o di tornare per restare. La Calabria continua a essere la prima Regione per migrazioni interne, dal Meridione verso il Settentrione – e a certificarlo è la Svimez, che già nel 2019 segnalava una perdita per il Sud di 2 milioni di persone in 15 anni. Questi flussi migratori verso il Nord provocano spopolamento, e quindi il rischio di abbandono all’incuria e alla criminalità è elevato. Dovrebbe esserci un sostegno concreto all’imprenditoria e agli investimenti in progetti solidi e sostenibili, che creino lavoro e futuro con determinazione e semplificazione ma anche con consapevolezza e visione. C’è una massiccia richiesta da parte degli imprenditori, e c’è un enorme patrimonio di talenti e capacità, ma serve snellire tutti i processi e trovare una maggiore efficienza – come garanzia per chi investe e, soprattutto, per chi vive nella nostra bellissima terra.

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