Viaggio tra i templi Wudan: parte il pellegrinaggio per i mondiali di Kungfu 2010

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 Tigre che scala la montagna, Mani sopra le nuvole. Dici Kungfu e pensi alla Cina. Eppure, a sentire gli appassionati di arti marziali, un valido maestro nel paese della porcellana bisogna cercarlo col lumicino. Ma se nell’attraversare le verdissime montagne del Wudang, culla del taoismo, ti accompagnano nove uccelli, sei sulla buona strada.
E’ una delle leggende narrate in questo angolo dell’antica Cina centro-meridionale costellato di monasteri avvolti nella nebbia e sospesi nelle pareti rocciose a strapiombo. E’ un viaggio fantastico alla ricerca di te stesso tra laghi, cascate, i 72 picchi dei monti, tegole smaltate di verde e rosso e decorate con draghi e fenici. Sembra un mondo fatato dove regna il principio del Feng Shui, l’arte di incanalare le energie, antesignana della bioarchitettura. In questi luoghi dal ’94 patrimonio Unesco, aleggia il fantasma dei leggendari monaci, custodi dei segreti millenari delle discipline marziali.

Alla ricerca dell’immortalità
La’ tra quegli anfratti rocciosi si dice che si aggirino i maestri alla ricerca dell’immortalita’. Scavano le grotte e restano anni, come ibernati. C’e’ voluto il grande schermo per aprire uno scorcio su questo mondo ricco di cultura e fascino che resiste alla globalizzazione. In parte e’ grazie a La Tigre e il Dragone, pluri premio Oscar, che quest’antica Regione della Cina, nella provincia dello Hubei, non e’ solo la meta da sogno per studiosi ed esperti di arti marziali. Sempre piu’ turisti percorrono sentieri ripidi, visitano i templi, veri e propri centri accademici per allievi di tutta la Cina. Si imbattono anche in medici che prescrivono antiche ricette a base di stelle marine, funghi, erbe per raggiungere l’elisir di lunga vita o leggono l’I Ching, il libro dei mutamenti legato alla filosofia degli opposti, lo yin e lo yang.

In pellegrinaggio per i mondiali di Kungfu 2010
Un habitue’ di questi pellegrinaggi e’ il sardo Giancarlo Manca, maestro di Kungfu. Ogni due anni con i suoi allievi parte per i mondiali di Kungfu (www.2010wudang.com), ma almeno due volte all’anno segue da solo i sentieri battuti dagli antichi saggi che attraversavano le montagne sacre e si fermavano dove percepivano carica energetica per fondare i loro santuari. ”In questi luoghi – racconta Manca – e’ come sentire sulla propria pelle milioni di api che ti pungono, tant’e’ l’energia che si percepisce. Anche l’attore Giorgio Pasotti, grande appassionato e cultore di arti marziali cinesi, mi ha espresso tante volte il desiderio di raggiungere il Wudang e conoscere questi straordinari monaci“.

I templi Wudang
Dall’Italia il viaggio dura due giorni. Roma-Pechino-Wuhan in aereo, da qui con un treno in otto ore si raggiunge Wudang Shan attraverso villaggi di case di fango, sterrati e ponticelli che tagliano i fiumi. Ci vuole un’altra ora per giungere alle montagne del Wudang, con i suoi 72 templi collegati tra loro da viadotti e cinti come una città proibita dalle mura costruite sui precipizi. Risalgono all’epoca delle dinastie Tang, 206 A.C. e Song 960 D.C., con l’apice durante i Ming, 1368 -1644. Alcuni hanno resistito alle disposizioni maoiste e sono usciti indenni dalla rivoluzione culturale del 1966-1976. Altri sono stati distrutti e ricostruiti. Tra le mete dei pellegrinaggi c’e’ il Picco Dorato, un santuario bronzeo in cima al piu’ alto monte al quale tutti i picchi circostanti sembrano inchinarsi.

I maestri delle arti marziali
Dentro la cupola c’e’ la statua dell’alchimista-medico Zhang Sanfeng, il creatore del Taichi, la disciplina che attraverso movimenti lenti e aggraziati abbinata alla respirazione controllata e’ in grado di smuovere l’energia interna per dare benessere psico fisico. Da qui 6500 scalini conducono al Tempio delle Nuvole Viola dell’Abate You Xuande, la massima autorita’ taoista in Cina. ”Qui ci alleniamo e soggiorniamo. Ci sentiamo come a casa – sottolinea il maestro Manca – La sera arriva il maestro You, porta con se’ una grande carica energetica. Ceniamo con riso e ortaggi prodotti dai monaci e ascoltiamo i suoi racconti. E’ buio pesto e c’e’ un silenzio che nutre lo spirito. Svolazzano mille lucciole. Lui ci dice di lasciarle passare. Sono le anime dei nostri maestri. Perche’ da queste parti si dice che i grandi saggi taoisti Lao Tzu e Zhang Sanfeng non siano mai morti. C’e’ chi giura di vederli passare di tanto in tanto tra queste sacre vette”.

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