Genova e il prodigio della focaccia

di Francesca Spanò Commenta

Intorno alla nascita di molte ricette tipiche c’è tutt’oggi un alone di mistero. Certo, direte voi, quel che conta è il risultato e su certe pietanze c’è davvero poco da dire: sono deliziose. Tuttavia, ci si chiede o meno chi è stato il primo “genio” tra i fornelli e come ha pensato che quell’idea mancava proprio una volta seduti a tavola. Lo stesso vale per le preparazioni semplici e tradizionali in giro per l’Italia. Un esempio su tutti? La focaccia di Genova che chiunque in viaggio da queste parti ha assaggiato almeno una volta. Da dove deriva l’uso di gustarla tutti insieme? Un racconto ce lo dice:

Nella piccola frazione di Chiappeto, a Meco di Davagna, si racconta che il 13 maggio 1967 sia stata una data memorabile.
Una commerciante del posto, infatti, nel giorno della festa della Madonna di Fatima, nel tempo in cui seguiva alla televisione la commemorazione dell’apparizione della Vergine ai tre pastorelli, dimenticò una focaccia nel forno il tempo sufficiente per farla carbonizzare. Ma questa anziché bruciare fu ritrovata perfettamente cotta e con in più sovraimpressa una inequivocabile “M”.
La focaccia prodigiosa è tuttora conservata nella cappellina di Chiappeto, costruita in seguito all’evento ed intitolata a N.S. di Fatima.

Tutto quello che rappresenta il pane, in realtà, ha da sempre un valore sacro e ricorda il corpo di Cristo. Un pasto quotidiano dedicato a tutti ma che dovrebbe farci ragionare sulla fortuna di poterlo gustare ogni giorno. In passato veniva offerto agli Dei, in particolare proprio le focacce  a base di cereali. Se a Genova si dice sia nata la focaccia, Napoli è la patria della pizza e qualunque sia la loro storia basta già nominarle per avere l’acquolina in bocca. La focaccia genovese classica si realizza con un impasto lungo di farina di grano tenero e duro, lievito, olio, acqua e sale.

 

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