Mosca: così sta rinascendo il Bolshoi, tempio mondiale del balletto

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https://www.mondoviaggiblog.com/wp-content/uploads/2011/04/bolshoi.jpgImpalcature dentro e fuori, martelli pneumatici e fiamme ossidriche, cavi volanti, restauratori e indoratori al lavoro: è ancora un cantiere aperto in piena attività quello che farà rinascere in ottobre il mitico Bolshoi in versione pre-rivoluzionaria, dopo l’ultimo e più imponente restauro della sua storia, durato sei anni e costato finora almeno 580 milioni di euro. Un periodo segnato da ritardi (inizialmente l’inaugurazione era prevista nel 2008), scandali politici, sessuali e giudiziari, per l’aumento dei costi sino a 16 volte il budget previsto e i sospetti di truffa. Ma il tempio mondiale del balletto, nato nel 1856, sembra essere sopravvissuto a tutto ed ora, nonostante i lavori ancora in corso, è pronto al 90%, come ha constatato l’ANSA in una visita in anteprima insieme ad alcune testate straniere.

Via i simboli comunisti
La prima cosa che colpisce, sin dalla facciata di fronte alla statua di un accigliato Marx, è la scomparsa di tutti i simboli dell’epoca comunista: via falce e martello, sostituiti dall’aquila bicefala zarista, tornata in auge dopo il crollo dell’Urss. Anche il nuovo sipario avrà il simbolo imperiale: quello vecchio con falce e martello finirà nel museo del teatro.

I lavori di ristrutturazione
L’ingresso è già ultimato ma appena si sale al piano superiore, tra foyer e sale attigue, si comincia a camminare sul parquet protetto da cartoni e nylon. L’odore è quello dei muri verniciati di fresco con colori caldi, panna e crema, tra lampadari dorati e stucchi di un bianco immacolato. Ma appena si spalanca la porta del palco reale, lo sguardo si tuffa in una platea ancora vuota circondata da impalcature che si arrampicano sino al quinto ordine di palchi.
L’enorme lampadario dorato centrale, avvolto nel cellophane e sospeso a pochi metri da terra, sembra una navicella spaziale pronta a decollare verso il leggendario soffitto con le dieci muse nel cielo blu, che ha recuperato i suoi colori dopo nome mesi di restauro. Sotto brilla l’oro dei palchi, che alcuni specialisti stanno pennellando ancora su alcune decorazioni. Due restauratrici stanno levigando i due Telamoni d’ingresso che sembrano sorreggere il peso dell’intero teatro, quasi una metafora dello sforzo sostenuto per riportare il Bolshoi agli antichi splendori, rimediando agli interventi bolschevichi che avevano compromesso anche l’acustica. Sono stati rimessi pure 3000 mq di mosaico veneziano nei vestiboli e nelle gallerie: in epoca sovietica era stati rimossi e sostituiti con parquet per facilitare le operazioni di pulitura e mantenimento, ma la scoperta di un frammento del mosaico originale, disegnato nell’Ottocento dall’architetto di origine veneziana Alberto Cavos, ha consentito una riproduzione perfetta. Il nuovo duplice palcoscenico girevole è ancora ‘sigillato’ ma gran parte dei macchinari sono stati montati proprio in aprile da una ditta tedesca, la Bosh Rexroth.

Le nuove tecnologie
Sarà tecnologicamente tra i più avanzati al mondo“, assicura Mikhail Sidorov, portavoce di Summa Capital, la società di investimenti russi responsabile dei lavori dal 2009, dopo gli scandali per la lievitazione dei costi. Nel frattempo è stato ultimato il palco delle prove, localizzato proprio sopra a quello principale: i ballerini potranno provare da luglio la nuova superficie ‘ortopedica’ con sotto speciali ammortizzatori per l’atterraggio soft, creata da specialisti francesi sulla scia del Covent Garden e dell’Opera di Parigi. L’acustica, invece, è affidata alla società tedesca Muller-Bbm, che ha partecipato anche alla rinascita della Fenice. La buca dell’orchestra, allargata per accogliere sino a 135 musicisti, sarà mobile e avrà una nuova risonanza acustica. I lavori fervono ancora nella sala per la musica da camera e per il restauro della facciata nord (quella posteriore). Ancora pochi mesi e all’inizio di ottobre musica e danza torneranno a vivere al Bolshoi. A fine 2011, la Scala sarà il primo teatro straniero ad esibirsi, con il Requiem di Verdi diretto da Daniel Barenboim, nell’anno della cultura italiana in Russia.

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