Buenos Aires:l’Argentina e il tango

di Francesca Spanò Commenta

Quando pensiamo all’Argentina la prima cosa che ci viene in mente e che è stata nel tempo esportata pure all’estero è quella forma d’arte nota con il termine di tango. Non una semplice sequenza di passi e movimenti ma un vero e proprio stile di vita che attira ogni anno moltissimi ballerini dilettanti e professionisti provenienti da ogni dove. Chi ne scopre le radici sa che esprime nostalgia e sensualità in ogni attimo e diventa quasi una forma recitativa in cui il linguaggio del corpo è pieno protagonista.

Il cantante di solito vive male perchè per sfortuna ha perso soldi, lavoro e la propria donna e intorno odia tutti ad esclusione della madre. Ecco quindi che si sente un fallito e il canto diventa un inno liberatorio. Nella metà del XX secolo tale stile era stato sempre più abbandonato, ma adesso è tornato prepotentemente di moda.Questo anche grazie a nuovi stili musicali quali il tango-rock e qualche volta addirittura la tango-terapia.

Nel 2009 poi è entrato a far parte della lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco con grande consenso di uruguaiani e argentini. Non è chiaro però se i due Paesi riusciranno a mettersi d’accordo in merito al luogo in cui il tango è veramente nato e se scopriranno dove ha visto la luce per la prima volta il suo più noto cantante, Carlos Gardel. A parte il ballo l’Argentina continua a fare i conti con un passato pesante che prosegue nel portare problemi legati all’inflazione. Una storia seconda in quanto a notorietà soltanto al calcio. I prezzi aumentano e le famiglie sono in difficoltà persino quando si tratta di scegliere prodotti di prima necessità come quelli alimentari. Coloro che sono sul lastrico dopo la crisi del 2001 non si sono ancora del tutto ripresi, mentre si fanno strada i nuovi poveri in un quadro generale non troppo felice. Del resto la recessione ha colpito ovunque non risparmiando nemmeno l’Argentina.

 

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