Costa Concordia: il turismo dell’orrore non finisce mai

di Francesca Spanò Commenta

Lo chiamano il turismo dell’orrore e, in effetti, non hanno torto. Si perché, sempre più spesso i media generano “mostri” e tanto più una tragedia crea notizia e maggiore è l’interesse che ne viene fuori. Questo avvicina moltissime persone al luogo di un evento. E’ quello che da mesi accade con Costa Concordia, che richiama moltissimi turisti che non hanno voluto rinunciare a fare una vacanza all’isola del Giglio per lasciarsi fotografare davanti al relitto in parte affondato. In questo modo, mentre si decide come portare il transatlantico lontano dalla zona, il flusso estivo di curiosi non si ferma.

Al momento in cui si decide sul recupero della Costa Concordia, in questi ultimi giorni di estate, ancora c’è chi stende gli asciugamani, prende il sole e nuota tra le acque trasparenti nella speranza di avvicinarsi di più alla nave. La stessa che dal 13 gennaio resta piegata come un gigante ferito a morte, a ricordare le persone che non ci sono più e quanto l’uomo quando crede di essere invincibile, finisce per fallire.

Nel frattempo, c’è una piattaforma meccanica che è impegnata nell’operazione di recupero. Moltissimi i costi previsti, fino a 246 milioni di dollari e i lavori dovrebbero terminare entro la prossima primavera, Quante volte ancora, i turisti si fotograferanno davanti alla Costa Concordia. Si temeva che l’evento potesse mettere in ginocchio la stagione turistica e, invece, c’è stato un vero e proprio boom di presenze. Il Giglio è sempre stato caro e un posto dal tocco elegante, ma ora chi non può permettersi un soggiorno va via anche in giornata, del resto l’importante è essere passati per vedere di persona quanto è successo. Arrivano ogni giorno da 2mila alle 3mila persone ma non si fermano, arrivano per visite lampo. Questo non porta vantaggio agli albergatori e aumenta il fenomeno del cosiddetto turismo del terrore.

 

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