
Vent’anni fa non avevo nemmeno quindici anni e vivevo a Palermo. Si proprio quando a meno di due mesi di distanza dalla strage di Capaci con l’uccisione di Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, morì anche Paolo Borsellino. Il magistrato antimafia, sapeva di avere le ore contate, ma continuò lo stesso il suo lavoro, lasciando la città nello sgomento quando pure lui fu vittima del tragico evento noto come strage di via d’Amelio. Era stato nella villetta sul mare a Villagrazia con la famiglia e voleva salutare la madre nel capoluogo siciliano. Tuttavia alle 16:58, un’auto carica di tritolo esplose causando la fine del mondo. Palazzi sventrati, auto cancellate e corpi martoriati: la città era pugnalata al cuore e oggi quelle ferite bruciano ancora.